15 mar 2017

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Cosa sono gli ETF, conviene investire in ETF?

Conviene investire soldi in ETF? Prima di investire i Nostri risparmi, bisogna sapere cosa sono gli ETF e per quale tipo di profilo di risparmiatore sono adatti.
 Il mercato finanziario è in continua evoluzione, e di fronte agli strumenti tradizionali (azioni, obbligazioni nelle più diverse fattispecie, fondi di investimento, etc.), si affacciano per gli investitori possibilità nuove, al fine di poter diversificare, e possibilmente trarre maggior rendimento dai propri investimenti.
Uno di questi strumenti sono gli ETF.

ETF: Exchange Traded Funds 

Gli ETF sono “particolari”(quote) di fondi di investimento, rappresentanti un sottostante, con una gestione di tipo passiva. Chiariamo tali concetti.
Sicuramente molti di noi conoscono il funzionamento dei Fondi di investimento, oppure Sicav (società di investimento a capitale variabile), dove l’investitore acquisisce quote di un Fondo specializzato in una gestione attiva dei capitali raccolti dagli investitori. Sostanzialmente le SGR (società di gestione risparmio), o Sicav, si impegnano a gestire, e far fruttare, i fondi loro affidati, con specializzazioni tipologiche (ad esempio Fondi di investimento azionari europei, obbligazionari, di liquidità etc.). Tale gestione, volta ad incrementare il valore delle quote del Fondo, è una gestione di tipo attiva.

Con l'ETF, cosa si acquista?

Con l’acquisto di ETF, l’investitore acquisisce una tipologia “completa” di quote di sottostante: ad esempio tutte le azioni di società specializzate nel settore energetico. Sostanzialmente, invece di comprare ogni singola azione di suo potenziale interesse, acquista ETF specializzati, aventi come sottostante, le azioni del settore energetico. L’acquisto di ETF è grado di rappresentare, in blocco, movimenti in rialzo, o in ribasso, di tali azioni del settore di nostro interesse. Tale funzionamento rappresenta il trarre profitto da una gestione passiva del fondo sottostante.
Cosa sono gli ETF, conviene investire in ETF?

Aspetti positivi degli ETF

Abbiamo parlato sopra di Fondi di investimento (acquisto tradizionale di quote), e di Sicav. L’acquisto, ma anche la vendita, di tale tipologia di prodotti finanziari comporta dei costi/commissioni che vengono chiamate commissioni di ingresso, e fuoriuscita, e di gestione, che talvolta possono essere non modeste. L’acquisto e/o la vendita di ETF (che vengono scambiati tramite ordini di Borsa) hanno spese/commissioni minori. Questo un primo punto a favore degli ETF.

Quando guadagno?

Altro elemento di riflessione. Consideriamo un potenziale investitore interessato alle azioni ENI in quanto prevede che tale società, ed il settore di appartenenza, siano in una fase di trend positivo. Con l’acquisto di sole obbligazioni ENI, l’investitore “scommette” tutto su un solo operatore. Con l’acquisto di ETF del settore energia, il nostro investitore è in grado di trarre beneficio “complessivo” dalla movimentazione del corso delle azioni di riferimento (energia). Questo è un elemento importante: trarre vantaggio non solo da un singolo emittente di azioni, ma di un “paniere” allargato, ossia il sottostante.
Gli ETF sono scambiati, molto facilmente, in Borsa: esiste un mercato molto fluido degli ETF che permette un acquisto, o vendita molto rapida, a costi contenuti (rispetto ai Fondi tradizionali) che di solito vengono calcolati dalle banche rispetto al periodo di possesso dell’ETF da noi acquisiti (le medie parlano di 0,30 – 0,70% anno in tema di costo immediato, e uno 0,20 – 0,60% di gestione annua rispetto ad una media del 2 – 2,50% dei Fondi di investimento).

Quale tipo di ETF conviene comprare?

Altro elemento di importanza rilevante è il seguente: acquisendo ETF si è in grado di migliorare il rischio di default dell’emittente del sottostante. Tornando alle nostre azioni ENI, un potenziale default di tale società avrebbe conseguenze rilevanti sulle nostre azioni. L’acquisto di ETF del settore azioni energia, invece, ci mette al riparo da tale rischio: quanto investito in ETF rappresenta “un patrimonio separato” rispetto a quello delle società (sottostante), non soggetto a rischio di non rimborso (tuttavia, si vedano le precisazioni in prosieguo).

Dove vengono scambiati gli ETF?

Abbiamo sopra citato Borsa italiana quale mercato tradizionale di riferimento per la trattazione degli ETF. Sostanzialmente sono le Borse valori il luogo deputato allo scambio di tali strumenti finanziari. Si è detto di mercato fluido, vivace, a costi contenuti di trattazione. Lo sviluppo nella trattazione di tali strumenti pare in costante crescita, e gli USA con la relativa Borsa, rappresentano i leaders.

Quanto rischiano i miei soldi con gli ETF

Precisiamo ancora in tema di rischio default. Sopra si è accennato al vantaggio nell’acquisto di ETF, rispetto all’acquisto di una singola tipologia di azione. Tuttavia, deve essere ben chiaro che gli ETF riflettono l’andamento del sottostante, quindi un “crollo” nel corso delle azioni energia, si trasmette alla quotazione del relativo ETF. Quindi, non esiste il rischio default sopra ricordato, ma in ogni caso l’ETF ha un “rischio” intrinseco rappresentato dalla movimentazione del sottostante!
Pare opportuno precisare, quindi, che gli ETF possono non rappresentare una tipologia di investimento idonea per tutti. Un investitore deve valutare se tale strumento possa rappresentare un’alternativa, o diversificazione, rispetto all’acquisto di azioni di un singolo emittente, o tipologia di Fondo di investimento.

Quale trattamento fiscale per gli ETF?

Anche tali strumenti finanziari non sono immuni da un regime fiscale applicabile. In Italia vige, come sappiamo la doppia aliquota: 12,50 – 26% sui guadagni in linea capitale (differenza tra prezzo di acquisto e prezzo di vendita). Agli ETF il Fisco applica l’aliquotadel 26% qualora si sia in presenza di ETF con sottostante strumenti finanziari che non appartengano allo Stato italiano, o altri Stati esteri così come normato dal DPR 601/73 (redditi di capitale – redditi diversi aventi natura finanziaria). Se invece, si è in presenza di ETF con sottostante strumenti finanziari dello Stato italiano, o di altri Stati esteri (si parla a tal proposito di paesi appartenenti alla White list (paesi cooperativi in tema di scambio di informazioni finanziarie)) l’aliquota scende al 12,50%.
Ancora in tema di fiscalità, ed in ambito di REGIME AMMINISTRATO scelto dall’investitore. Il regime applicabile agli ETF non permette di poter andare a compensare i guadagni conseguiti con tali strumenti (plusvalenza), con minusvalenze già esistenti nel REGIME AMMINISTRATO. Sostanzialmente, si verrà tassati, come sopra citato, a prescindere dall’esistenza di minusvalenze da recuperare pregresse. Questa è una penalizzazione del REGIME AMMINISTRATO apparentemente non chiara.

Cosa ne pensano le Banche, e gli intermediari finanziari degli ETF?


A prescindere dalle scelte che l’investitore andrà a far sull’acquistare o meno ETF, sulla base dei pregi e difetti sopra citati, è “leggenda metropolitana” da testare il fatto che le Banche abbiano un atteggiamento ostile sul collocare gli ETF, o sul proporli alla clientela. Ma quale la base di tale atteggiamento? In primis le banche, e gli intermediari collocatori di strumenti finanziari hanno interesse prevalente a vendere prodotti (vedasi Fondi di investimento) delle SGR con cui collaborano, o propri. Sicuramente elemento dissuasivo per le banche è l’impatto economico delle commissioni introitabili. Gli ETF non apportano un grande flusso commissionale rispetto a Fondi, e/o compravendita di azioni, o altri prodotti finanziari! Insomma: dato che le banche ci guadagnano di meno, non li consigliano.

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