Differenze tra Brent e WTI: il prezzo del petrolio qual’è?

Brent e WTI sono benchmark riconosciuti a livello mondiale, a cui i mercati fanno riferimento indicando il prezzo del petrolio. Distinzioni geografiche, con il Brent che viene estratto dal Mare del Nord e il WTI che proviene dagli Stati Uniti, ma vi sono differenze anche nella composizione chimica e nelle modalità di stoccaggio e trasporto; al link i grafici con il prezzo aggiornato.

Fattori che indicano la loro storia e il loro prezzo, ma anche le principali motivazioni delle loro performance, specialmente in epoca di CoViD-19 e con mercati particolarmente volatili. Per tale ragione, le differenze tra Brent e WTI sono l’elemento cardine da valutare in fase d’investimento, poiché hanno caratteristiche totalmente distanti tra loro.

Quali sono le principali differenze tra Brent e WTI?

Panieri di riferimento dei prezzi del petrolio per investitori internazionali, Brent e WTI sono varietà di greggio che presentano numerose differenze , indispensabili per fare investimenti sull’oro nero.  Le principali di queste sono:

  • Area geografica
  • Mercato di riferimento
  • Prezzo

Punto in comune tra i benchmark è la loro composizione chimica: entrambi sono tra i più raffinati e classificati light-sweet, ossia petroli leggeri, per via della scarsa densità e del basso contenuto di zolfo, che in quantità maggiori rende la raffinazione più difficoltosa; la loro gravità API, che indica il peso degli idrocarburi rispetto all’acqua, ha una distinzione irrisoria.

Indipendentemente dalla composizione, una delle più marcate differenze tra Brent e WTI è nel prezzo: se in passato i 2 benchmark hanno sempre scambiato intorno alla parità, negli ultimi anni i loro valori si sono distinti in funzione di:

  • Aumento della produzione negli Stati Uniti
  • Instabilità geo-politiche in Medio Oriente

La differente negoziazione ha portato a creare lo spread Brent-WTI, dove oscillazioni e maggiore differenziazione di prezzo sono strettamente legate a:

  • Aumento dei costi di produzione e trasporto
  • Tensioni inflazionistiche
  • Politiche monetarie delle Banche Centrali

Fattori che influiscono sulle stime di crescita, coi quali va inoltre considerata l’attenzione che investitori e utilizzatori dedicano all’oro nero, maggiore rispetto alle altre materie prime: secondo l’OPEC, al 2017 la domanda globale di petrolio era di 97,2 milioni di barili al giorno, ma si prevede un aumento fino a 112 milioni entro il 2040 per via della richiesta crescente dai settori petrolchimico e dei trasporti. Oltre che altamente richiesto, il greggio è però risorsa esauribile.

Differenze tra Brent e WTI: il prezzo del petrolio qual'è?

Cos’è il Brent?

Chiamato anche Brent Crude, è un benchmark stabilito nel 1976 che deriva dal greggio estratto in 19 stabilimenti nel Mare del Nord. E’ quotato sull’Inter-Continental Exchange di Londra e la tipologia maggiormente scambiata al mondo da utilizzatori e imprenditori: le sue produzioni provenienti da Europa, Africa e Medio Oriente corrispondono a circa il 66% del totale globale e tali aree, così come l’OPEC, lo riconoscono paniere principale.

La sua gravità API è di 38,06°, presentandosi come un petrolio particolarmente leggero. Il prezzo del Brent è fortemente condizionato dai costi di trasporto e stoccaggio, in quanto al contrario del WTI deve essere trasportato con petroliere e può rimanere immagazzinato a terra o in nave.

Il valore deriva però anche dalla domanda: dopo la crisi CoViD-19 che ha portato la Cina a bloccare le importazioni, i principali produttori di Brent si sono ritrovati a pagare gli acquirenti per ottenere i barili già estratti e non consegnabili, facendo scendere il suo prezzo a 16,27 dollari al barile. Al 17 giugno 2020, il Brent ha un valore di 40,85 dollari al barile.

Cos’è il WTI?

Acronimo di West Texas Intermediate, è un benchmark stabilito nel 1981 che deriva dal greggio estratto negli Stati Uniti. E’ riconosciuto come principale parametro di riferimento per la produzione statunitense sul NYMEX (New York Mercantile Exchange), mentre i principali estrattori sono Texas e Oklahoma a sud e Illinois e Alaska a nord.

La sua gravità API è di 39,60° e per la sua composizione chimica è chiamato anche Texas Light-sweet e considerato più pregiato rispetto al Brent: con la sua raffinazione si ottiene l’80% di benzine e gasoli leggeri. Il prezzo del WTI dipende dalla sua modalità d’estrazione e stoccaggio e, venendo trasportato direttamente via oleodotto, non deve sostenere i costi d’immagazzinamento previsti dal Brent.

Durante l’emergenza CoViD-19 anche il WTI ha risentito ancor più delle difficoltà geo-politiche internazionali, tra tutte quelle della Cina, che col 20% del totale rappresenta il principale importatore di greggio al mondo: il 20 aprile 2020 ha raggiunto il prezzo negativo di -37,63 dollari al barile e il presidente statunitense Donald Trump ha dovuto attuare misure per sbloccare nuovi fondi alle compagnie petrolifere. Al 17 giugno 2020, il valore del WTI è di 37,96 dollari al barile.

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Cosa comporteranno le differenze tra Brent e WTI nel futuro?

Nonostante l’impegno e la conseguente settorializzazione dei mercati verso le energie rinnovabili, le previsioni OPEC stimano record positivi per il petrolio entro il 2025, con una richiesta mondiale che arriverà a 112 milioni di barili al giorno entro il 2040, trainata dai paesi asiatici.

Prendendo in considerazione tale scenario, le principali differenze tra Brent e WTI nei prossimi anni saranno maggiormente legate alla domanda: terminata l’emergenza Coronavirus, India e Cina torneranno ad essere i principali importatori d’oro nero, arrivando a rappresentare oltre il 30% delle richieste totali prediligendo però il Brent, che nonostante le criticità e la guerra dei prezzi di Arabia e Russia non ha subito alcun crollo in negativo come quello del WTI ad aprile.

Ulteriore differenza sta nell’andamento del WTI che, se in passato vantava di un valore maggiore rispetto al Brent, ha ridotto e continuerà a ridurre fortemente i prezzi sul lungo periodo: dal 2011 la sperimentazione di tecniche d’estrazione non-convenzionali e poco sostenibili come il fracking lo hanno portato ad aumentare l’offerta e, da grandi importatori, gli Stati Uniti stanno diventando i terzi esportatori al mondo dopo Arabia e Russia.

A conti fatti, essendo una risorsa a rischio esaurimento, a fronte dei consumi attuali le riserve di greggio potrebbero durare solo fino al 2090. Tuttavia, da fine 2018 la situazione è cambiata in modo radicale grazie ai tagli dell’OPEC, mentre tra febbraio e aprile 2020 la domanda si è ridotta esponenzialmente a causa dell’emergenza CoViD. Ciò può rappresentare un’opportunità per il Brent, che soddisfa oltre il 60% del fabbisogno internazionale, ma non automaticamente per il WTI.

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