Fusioni Bancarie Italiane 2021: ultime novità e prospettive

Il 2021 sarà un anno di fusioni, consolidamenti e acquisizioni per le banche nazionali, debilitate dall’emergenza Coronavirus e alla ricerca di nuove offerte pubbliche per rafforzare i loro nomi, nella speranza di uscire dalla crisi massimizzare i loro introiti. Sarà quindi un momento storico particolarmente adatto a nuove alleanze.

Auspicato da EBA e BCE e favorito dalle nuove manovre del Governo Conte, il trend è iniziato nel 2020 con l’acquisizione di UBI Banca da parte di Intesa Sanpaolo, prima banca d’Italia. Le fusioni delle banche italiane riguarderanno principalmente nomi come BancoBPM, Bper, Unicredit, MPS e non solo, cosa sta succedendo e come cambierà questo panorama che ha lo scopo di far diventare le banche italiane più solide e competitive a livello internazionale.

Draghi non è interessato a fusioni

Il Governo Draghi non è interessato a particolari politiche bancarie, almeno per il momento. Lo ha dichiarato durante la sua prima conferenza stampa il Presidente del Consiglio Draghi. Prima si dovrà pensare a risolvere il problema della pandemia, poi si penserà a tutto il resto.

Perchè le banche italiane cercano fusioni?

Secondo l’Osservatorio 2020 sulle banche italiane di Exton Consulting, i migliori istituti di credito nazionali presentano una solidità comprovata, mostrando un CET1 Ratio dal 10% al 22% rispetto al minimo del 7%. Risultati positivi anche sui rendimenti di capitale, guidati dal 5,9% di Intesa Sanpaolo e dal 4,7% di Credit Agricole Italia, che consolida la sua posizione anche grazie ai prodotti assicurativi.

Tuttavia, stando allo stesso studio l’emergenza CoViD-19 rappresenta una forte incognita per la salute bancaria, con possibile peggioramento progressivo a causa di manovre d’emergenza e assenza  di moratorie e sostegni pubblici. Anche nei nomi più celebri i profitti sono legati principalmente ancora ad attività creditizie ma, al fine di ridurre al minimo i crediti deteriorati, obiettivo futuro sarà una maggiore diversificazione dei prodotti offerti.

Dal 2020 lo scenario ha favorito sempre più operazioni di fusione e acquisizione, inaugurate da quella di UBI Banca da parte di Intesa Sanpaolo, a cui seguiranno nuove manovre di finanza straordinaria, incoraggiate da Banca Centrale Europea e Autorità Bancaria Europea.

Tuttavia, nonostante la situazione critica nazionale, a favorire la fusione delle banche italiane è anche il Governo Conte, che grazie all’art. 39 della Legge di Bilancio offrirà 5 miliardi di euro in credito d’imposta a quelle realtà nate da acquisizione nel 2021.

Fusioni Bancarie Italiane 2021: ultime novità e prospettive
Immagine sopra: i marchi delle principali banche italiane

Fusione BancoBPM-Bper

Terzo gruppo bancario italiano, BancoBPM potrebbe raggiungere attraverso la fusione con Bper Banca un utile totale netto di 261 miliardi di euro, segnando inoltre una capitalizzazione in borsa di +3,1 miliardi.

Secondo uno studio della società di consulenza olandese Kpmg Advisory, a rendere più plausibile l’acquisizione è la difficile situazione delle azioni Bper, che nel 2020 hanno segnato un -47,6% del loro valore. Sul fronte opposto, dai minimi di novembre 2019, BancoBPM ha avuto risultati positivi registrando un +53,8%.

La quotazione negativa di Bper si potrà però considerare capitale aggiuntivo per l’istituto nato dall’acquisizione; nel mentre, a settembre 2020 Bper ha acquisito 600 sportelli BancoBPM, dal valore d’asset del 40%. Nella fusione sarà incluso anche il 20% posseduto da Unipol, azionista di maggioranza Bper. Per ulteriori dettagli vai a: fusione BancoBPM-BPER .

Fusione Unicredit-BMPS

Da settembre 2020, la fusione tra Unicredit e Banca Monte dei Paschi di Siena è sempre più vicina, con l’acquisizione da parte della prima del 68% della seconda, al momento appartenente al Ministero di Economia e Finanze.

In ogni caso, secondo Jean Pierre Mustier, amministratore Unicredit in carica fino a marzo 2021, la fusione con MPS (salvata dallo Stato Italiano nel 2017) è prevista solo dopo due condizioni: accordi col ministro Gualtieri per avere una posizione favorevole e avvenuto trasferimento di 14 miliardi di euro di crediti deteriorati a favore di AMCO.

Attraverso una bozza di decreto, il MEF lavora a migliorare le condizioni di vendita e ri-privatizzazione MPS entro giugno 2021, intervenendo su rischi e cause giudiziarie della banca senese dal valore di 10 miliardi di euro. Secondo Kpmg Advisory, la fusione darebbe a Unicredit un utile totale attivo di 1.072 miliardi di euro, rispetto agli attuali 893.

Fusione Credit Agricole-Creval

Risalgono a novembre 2020 le trattative d’acquisizione di Credito Valtellinese da parte di Credit Agricole Italia, attraverso un’offerta pubblica di 737 milioni di euro per il 100% delle sue azioni (dal valore di 11,73 euro ciascuna). Il prezzo d’acquisto avrà un premio del 21,4% del prezzo d’azione attuale e uno del 53,9% rispetto alla media degli ultimi 6 mesi.

L’operazione potrebbe fortificare Credit Agricole Italia fino a renderla sesta banca commerciale e settima per affidabilità a livello nazionale, con una quota di mercato del 5%. La fusione con Creval richiederà comunque le autorizzazioni regolamentari entro marzo 2021, seguite dall’approvazione Consob ad aprile e il completamento dell’offerta a maggio. Secondo Giampiero Maioli, CEO di Credit Agricole Italia, la fusione societaria potrebbe avvenire entro giugno 2022.

Come cambierà lo scenario con la fusione delle banche italiane?

A portare gli istituti nazionali verso queste manovre di fusione e acquisizione (iniziate dall’unione Intesa Sanpaolo-UBI) sono principalmente i ridotti rendimenti di capitale di molti di essi: tra i peggiori valori negativi si possono notare Bper Banca all’1%, Unicredit e BancoBPM allo 0% e MPS addirittura al -1,56%.

A conti fatti, redditività più basse portano a quotazioni in borsa minori, restituendo agli azionisti valori inferiori a quelli investiti. Proprio per questo, le fusioni bancarie potranno divenire inevitabili per favorire la salvezza dei nomi minori e il consolidamento di quelli più importanti, in Italia così come nel resto d’Europa: secondo Kpmg Advisory, il trend porterà prossimamente a benefici di capitale anche a banche come l’inglese HSBC e alle francesi BNP Paribas e Societè Generale.

Alla base di tali criticità vi sono spesso modelli di business antiquati, i cui introiti sono basati principalmente sul prestito, ormai non più centrale nell’attività bancaria, cosa che avviene nella maggior parte dei casi nelle banche popolari.

Ci saranno molte occasioni di investire in azioni di banche italiane in questo periodo, titoli che andranno monitorati.

Di tendenza inversa, invece, realtà come Credem o Mediobanca, che tra 2015 e 2020 hanno avuto processi d’ammodernamento e riorganizzazione che hanno permesso loro di adottare strutture funzionali (la prima ha credito deteriorato per appena il 2,6%, la seconda detiene il 13% di Generali), senza cedere le loro reti di private banking o d’investimento.

Lo scenario bancario del 2021 sarà perciò caratterizzato da istituti sempre più grandi, affidabili e solidi, che grazie alle fusioni uniranno più punti di forza, integrando servizi assicurativi, di consulenza e d’investimento, contenendo le spese di commissione. Ultima sfida sarà poi quella contro l’epidemia CoViD, riducendo gli effetti negativi e generando nuovo reddito per gli azionisti.

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