Fusione Unicredit-BMPS, novità. Conviene Investire ?

Quello di gennaio 2021 è un mese importante per le fusioni bancarie italiane, in particolare per  Unicredit e BMPS, in trattativa per una manovra di fusione da settembre. Posseduto per il 68% dal MEF, il Monte dei Paschi ha bisogno di una soluzione tempestiva per evitare un ammanco di capitale per 300 milioni di euro, ma nel frattempo Unicredit desidera un’offerta di scambio vantaggiosa.

Terminata la fase di capitalizzazione e ri-privatizzazione il Ministero potrebbe mantenere l’11% di MPS, mentre l’intervento sulle richieste d’indennizzo e la cessione di crediti in sofferenza potrà rendere più plausibile l’interesse di Mustier. La conferma di fusione Unicredit-MPS arriverà entro il terzo trimestre 2021, cosa succederà nei prossimi mesi?

Opportunità e rischi della fusione Unicredit-MPS

Con l’amministrazione di Jean Pierre Mustier a conclusione a marzo 2021, Unicredit apre all’acquisizione del Monte dei Paschi di Siena, la più antica banca italiana fondata nel 1472. Salvata dallo Stato Italiano nel 2017, MPS è proprietà al 68% del Ministero di Economia e Finanze.

Secondo lo studio Financial Services della società di consulenza Kpmg Advisory, la fusione Unicredit-MPS potrebbe garantire alla prima una crescita d’utile totale attivo da 893 a 1.072 miliardi di euro, superando nettamente quello di 859 miliardi di Intesa Sanpaolo. Oltre a dare beneficio al secondo istituto di credito italiano, che presenta attualmente un azionariato suddiviso e non superiore al 4%, l’acquisizione porterà vantaggio anche a MPS, con una capitalizzazione congiunta di 17,2 miliardi, seppur ancora inferiore ai 31 miliardi di Intesa Sanpaolo.

Se da una parte ridurrà il divario con Intesa, dall’altro tale manovra straordinaria può rappresentare seri rischi per Unicredit: difatti, Monte dei Paschi ha una capitalizzazione di 1,37 miliardi di euro e un rendimento al 2020 del -1,56%, con conseguente perdita per i suoi azionisti; inoltre, è in corso la cessione di 14 miliardi in crediti deteriorati alla società di gestione finanziaria AMCO, controllata dal MEF. Da ricordare inoltre cause giudiziarie e richieste danni per ulteriori 10 miliardi.

Fusione Unicredit-BMPS, novità. Conviene investire ?
Immagine sopra: I logo di Unicredit ed MPS

Quali soluzioni?

Per minimizzare i rischi e rendere la fusione Unicredit-MPS più verosimile andando incontro alle richieste di Mustier, il ministro dell’economia Roberto Gualtieri sta delineando i termini per un’offerta pubblica di scambio: grazie all’art. 39 della Legge di Bilancio offrirà alla banca senese un aumento di capitale di 2,5 miliardi di euro, sottoscrivibile senza l’opposizione della BCE poiché destinato all’accorpamento con un altro istituto.

Davanti alla nuova emergenza CoViD-19, a gennaio 2021 MPS presenta urgenza massima registrando perdite per oltre il 30% del capitale, che potrebbero raggiungere quota 1,5 miliardi di euro entro gennaio 2022. Stando alle analisi della banca d’investimento Equita, pur uscendo da Monte dei Paschi il MEF ne resterebbe azionista bancario mantenendone l’11%.

Tra le soluzioni, un accordo con la Fondazione MPS per l’assegnazione di una quota di maggioranza, a fronte della sua richiesta d’indennizzo di 3,8 miliardi di euro. Altra possibilità è poi quella di far acquistare da AMCO 20 miliardi di credito deteriorato Unicredit dei 22,7 accumulati al terzo trimestre 2020: la vendita dei crediti deteriorati MPS, all’interno del piano di ristrutturazione 2021-2025, già darebbe alla banca di Mustier un beneficio di 1,6 miliardi.

Quali ostacoli?

L’acquisizione avrà conferma entro il terzo trimestre 2021, primo ostacolo saranno però le dimissioni dell’amministratore Unicredit Mustier e la scelta di un successore, che non arriverà prima del 10 febbraio: dopo il rifiuto dell’ex ministro e amministratore di Illimity Corrado Passera e del direttore di Poste Italiane Matteo del Fante, tra i nomi possibili si hanno l’ex amministratore MPS Marco Morelli e quello di Mediobanca Alberto Nagel.

Nonostante i pareri positivi e l’interesse del MEF, netta opposizione viene dal Movimento 5 Stelle, specialmente dai componenti delle commissioni Bilancio e Finanze del Senato, che considerano la fusione un puro beneficio per Unicredit ai danni del Monte dei Paschi.

Tra le loro preoccupazioni l’assenza di trasparenza, il mancato coinvolgimento del Parlamento e i rischi di conflitto d’interesse, complice anche la presenza dell’ex ministro Pier Carlo Padoan come presidente designato. Limitando l’aiuto a 500 milioni di euro, puntano invece a creare un gruppo pubblico con Banca Popolare di Bari e Banca Carige.

Esprimono contrarietà anche Leonardo del Vecchio, presidente EssilorLuxottica, e le fondazioni CariVerona e Fondazione Crt, che possiedono una partecipazione totale in Unicredit del 5,36%. La loro posizione di dubbio sul senso strategico della fusione, smentisce la nascita di una cordata d’azionisti in maggioranza.

Come reagisce Piazza Affari alla fusione Unicredit-MPS?

La notizia della possibile acquisizione di Monte dei Paschi da parte di Unicredit ha portato numerose oscillazioni nei due titoli su Piazza Affari: dal 1 settembre 2020 al 18 gennaio 2021 le azioni Unicredit hanno mantenuto gran parte del loro valore attestandosi a 7,78 euro, contenendo le perdite al 4,6% rispetto a quelle del 23,2% al 29 ottobre; nello stesso arco temporale, risultato peggiore per MPS che si attesta a 1,08 euro per azione segnando un -24,5%.

A causare tali oscillazioni sono le varie incognite a ridosso del CDA MPS previsto per il 19 gennaio, così come quelle sul nome del successore di Jean Pierre Mustier all’amministrazione Unicredit. Non da meno i vari disaccordi politici nelle forze di governo, così come la possibilità di ulteriori aiuti da parte del Ministero.

Per ora investire in azioni MPS non lo riteniamo un investimento sicuro, anche se nel lungo periodo potrebbe rivelarsi molto redditizio, visti i risvolti politici che prenderanno in carica i crediti inesigibili della banca senese.

Perchè la fusione Unicredit-MPS sarà così importante?

Assieme a Intesa Sanpaolo-UBI Banca e le potenziali BancoBPM-Bper e Credit Agricole-Creval, la fusione tra Unicredit e MPS rappresenta una delle più importanti misure di finanza straordinaria per rafforzare lo scenario bancario-creditizio nazionale durante l’emergenza Coronavirus. Tali manovre contrasteranno l’emergere di 100 miliardi di nuovi crediti deteriorati, garantendo solidità e stabilità maggiori, oltre che maggiore diversificazione di servizi.

Considerando proprio gli effetti del CoViD, secondo un report della società di consulenza McKinsey il settore bancario potrebbe subire una flessione fino a 3.800 miliardi di euro entro il 2024. La cosa riguarderà specialmente i piccoli istituti.

A conti fatti, nonostante criticità e pareri contrari, con un fabbisogno tra 2 e 2,5 miliardi di euro entro il 19 gennaio e una capitalizzazione ridotta da 4,3 a 1,37 miliardi dal 2017 al 2020, ciò fa capire che senza interventi straordinari Monte dei Paschi potrebbe presentare un CET1 Ratio inferiore ai limiti consentiti o, ancor peggio, non sopravvivere.

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