E’ possibile un Prelievo Forzoso dai Conti Correnti? Probabilità e Soluzioni

Diciamo subito che il prelievo forzoso dai conti ( conti correnti o conti deposito ) è una pratica possibile che può mettere in atto uno Stato, ma poco probabile in questo momento; ora cercheremo di capire quante queste probabilità di prelievo forzoso ci sono, se sono reali e quanto bisogna avere veramente paura delle voci che circolano.

La crisi economica degli ultimi anni ha portato a spiacevoli manovre da parte dei governi, che hanno gravato e gravano ancora ovviamente sui risparmi dei cittadini. Una di queste è il prelievo forzato dai conti correnti, di cui parleremo oggi insieme comprendendone modalità e ragioni per cui potrebbe essere effettuato.

Spesso considerato una patrimoniale, in caso di crisi finanziaria può rappresentare un grave pericolo per le tasche degli italiani, poiché effettuato senza alcun preavviso. Già avvenuto nel 1992, è grande la paura che avvenga di nuovo davanti le incognite socio-economiche attuali. Cos’è, come funziona e in quali casi avviene il prelievo forzoso dai conti correnti? 

Prelievo Forzoso dai Conti Correnti: Cos'è, Probabilità che ci sia, Come difendersi
Sopra: in molti parlano di “patrimoniale” nel senso di un prelievo forzoso dai conti correnti

Cos’è e come funziona il prelievo forzoso?

Per prelievo forzoso, si intende una misura d’emergenza a cui un Governo può ricorrere per affrontare gravi o imminenti periodi di crisi economica. Previsto come fonte di liquidità aggiuntiva, è considerato una tassa sul patrimonio nei conti correnti.

Come il nome lascia intuire, permette allo Stato di prelevare somme dai conti correnti senza preavviso e senza il consenso dei correntisti, su base percentuale calcolata sul totale dei patrimoni disponibili assoggettabili. Viene stabilita anche una soglia sotto la quale non può essere effettuato.

Seppur simile, il prelievo forzoso è considerato erroneamente un sinonimo di bail-in, ma sono due procedure differenti: mentre il primo è un’operazione rivolta indistintamente a tutti i correntisti, il secondo è un prelievo che grava sulle liquidità superiori ai 100.000 euro, non rimborsabili se provenienti da banche in dissesto finanziario o incapacità da parte di azionisti e obbligazionisti di recuperare le perdite.

Sia tecnicamente che nella pratica si tratta di una tassa patrimoniale, cioè una tassa sul patrimonio come lo è l’IMU.

Anche se questo termine “Patrimoniale” viene utilizzato da alcune forze politiche per esprimere una teorica tassa solo sui capitali delle persone più ricche.

Questo non è completamente esatto perchè potrebbe essere incostituzionale, in quando la Costituzione italiana all’articolo 53 è chiara in questo: le tasse devono pagarle TUTTI in modo proporzionale alle proprie capacità contributive. La Costituzione continua dicendo che le tasse vanno pagate in modo progressivo ( cioè chi guadagna di meno pagherà un’aliquota inferiore e chi guadagna di più dovrà pagare un’aliquota più alta). In modo progressivo, appunto.

Quindi in caso di prelievo forzoso sui conti correnti, questo prelievo dovrebbe esserci su TUTTI i conti correnti, non solo quelli più alti, questo sempre parlando in modo ipotetico.

Tipi di Imposta Patrimoniale attualmente in atto:

  1. Imposta su successione o donazione
  2. IMU e TASI
  3. Imposte catastali ed ipotecarie

Come evitare il prelievo forzoso sul conto corrente?

Il provvedimento ancora non esiste, non è stato emanato e quindi per il momento possiamo fare solo delle ipotesi.

Qualora venisse effettuato però, il Governo si assicurerà che tutti i conti correnti nazionali siano assoggettati al prelievo. Esistono però dei modi per evitare la manovra, perfettamente legali, per diminuire gradualmente i propri risparmi in un unico prodotto e suddividerli altrove:

Qualcuno dice che trasferire liquidità su più conti correnti senza raggiungere i 5.000 euro o su conti deposito vincolati con giacenze inferiori a 5.000 euro potrebbe aiutare, ma siamo nel 2022, tutti i conti correnti sono digitalizzati e all’Agenzia delle Entrate baserebbe poco per fare un semplice calcolo , riunire tutti i conti correnti intestati alla stessa persona , fare la somma e trarne la percentuale da prelevare. Quindi secondo Noi avrebbe poco senso aprire tanti piccoli conti correnti.

Altro discorso è invece quello dei soldi investiti in strumenti finanziari che per essere dismessi devono avere per forza il consenso del proprietario. In effetti, guardando al passato il prelievo del 1992 avvenne SOLO su conti correnti, cioè la cosa più semplice da fare. Ecco perchè un modo per evitarlo è investire quasi tutti propri risparmi che si hanno sul C/C bancario.

Soluzione più semplice, ma meno conveniente, sarà mantenere attivo il proprio conto corrente senza eccedere col denaro depositato: così facendo si ridurrà semplicemente la liquidità prelevabile dall’operazione, ma al tempo stesso si difenderà la ricchezza rimanente dall’erosione inflazionistica.

Quando c’è stato il prelievo forzoso in passato e perchè è avvenuto?

Prima e unica volta che lo Stato Italiano effettuò il prelievo forzato risale al d.l. 133/1992 del Governo Amato I. Era il 13 settembre 1992 quando vennero assoggettati conti correnti, conti deposito e libretti risparmio con una tassazione al 6‰ ( sei per mille ) che sconvolse le ricchezze degli italiani assieme al temuto aumento dell’IVA (che sarebbe passata dal 19% al 20% solo nel 1997).

Quello dei primi anni ’90 era un contesto ambiguo e pieno d’incognite, caratterizzato da:

  • Lira a continuo rischio svalutazione
  • Tassi d’interesse elevati
  • Marco tedesco particolarmente forte
  • Difficoltà d’accesso al credito per le imprese
  • Declassamento dell’Italia da Moody’s

Deciso dal Ministro della Finanza Giovanni Goria, il prelievo era mirato a raccogliere 8 miliardi di lire, che sarebbero rientrati nella manovra finanziaria da 30 miliardi per riallineare la situazione della lira; nei giorni successivi segnava -7% sul marco tedesco, valuta di riferimento europea, seguito da un ulteriore -25% che portò alla sospensione della moneta italiana dall’allora Sistema Monetario Europeo.

Col verosimile rischio di recessione, i cittadini vissero un momento estremamente difficile, tra trasferimenti di capitali in Svizzera e recupero di denaro dai conti correnti per salvarlo dal prelievo forzoso. Sarà un’emissione di Buoni del Tesoro da 47.000 miliardi a salvare la situazione ad ottobre.

Come lo Stato potrà fare un prelievo forzoso sui conti correnti

Davanti all’attuale situazione pandemica e bellica, secondo Bankitalia a giugno 2022 il debito pubblico si attesta a 2.766,4 miliardi di euro, massimo storico, circa +160% rispetto al PIL e +1,9% rispetto a inizio anno.

Inoltre, secondo il MEF, le varie misure anticrisi sono costate circa 220 miliardi di euro dal 2020, in particolare:

  • Decreto Cura Italia, 20 miliardi
  • Decreto Liquidità, 0,1 miliardi
  • Decreto Rilancio, 55,3 miliardi
  • Decreto Agosto, 24,9 miliardi
  • Decreto Ristori, 3,3 miliardi
  • Decreto Ristori bis, 1,6 miliardi
  • Decreto Ristori ter, 0,4 miliardi
  • Decreto Ristori quater, 8 miliardi
  • Decreto Sostegni, 32 miliardi
  • Decreto Sostegni bis, 40 miliardi
  • Decreto Sostegni ter, 2,6 miliardi
  • Decreto Aiuti, 14,3 miliardi
  • Decreto Aiuti bis, 17 miliardi

Secondo diversi siti di economia, in uno scenario così negativo economicamente, il prelievo forzato sui conti correnti e depositi potrebbe assoggettare i depositi ad un verosimile 10‰ ( 10 per mille, cioè l’1%) , che indicherebbe una trattenuta di 10,00 euro su 1.000 o 100,00 euro su 100.000, cosa che graverà su tutti i correntisti nazionali.

La Nostra opinione su un eventuale prelievo forzoso sui conti correnti

Secondo la Nostra opinione un prelievo forzoso dai conti correnti in Italia in questo momento non è verosimile, cioè c’è una una possibilità vicino allo 0% che lo Stato italiano usi questo strumento per delle semplici considerazioni storiche ( la brutta esperienza del 1992) e di macroeconomia.

Nel momento in cui in uno Stato ci fosse un prelievo forzoso dell’1% dai conti correnti, la fiducia dei consumatori nel sistema bancario ne sarebbe fortemente compromessa,

Per carità, l’1% di un capitale è poco, ma poi CHI ci garantisce che tra qualche mese non ci sarà un altro prelievo?

Ecco allora che ci sarebbe una FUGA DI CAPITALI ALL’ESTERO, specialmente di operatori economici stranieri che sarebbero facilitati nel chiudere tutto e spostare tutte le loro attività dove già ce le hanno e dove non esistono i prelievi forzosi, con conseguente perdita di molti posti di lavoro.

Ci sarebbe una fuga di capitali anche di risparmiatori italiani e anche di PICCOLI risparmiatori italiani, che farebbero del tutto per portare all’estero i loro risparmi, in banche sicure dove non ci sono questi prelievi forzosi ed oggi non c’è più nemmeno bisogno di andare in Svizzera o altri “paradisi fiscali” come si diceva un tempo, bastano semplici trasferimenti di capitali online verso banche sicure operanti in veri paradisi fiscali.

Perchè è questo quello che farà una gran parte di coloro che hanno tanti risparmi da parte.

Prima che questi capitali torneranno in Italia poi, passerebbe molto tempo e nel frattempo la Nostra economia ne avrebbe un danno molte volte più grande di quello di aver tolto un uno per cento dai conti di persone facoltose.

A conti fatti, nell’odierno contesto e davanti alle varie criticità economiche e politiche non si hanno certezze che un nuovo Governo prenda la decisione di un prelievo forzoso, al contrario sembra una previsione alquanto irreale, col rischio di default finanziario come quello sfiorato nel 1992.

In ogni caso, è sempre importante conoscere il rischio anticipatamente e capire cosa fare se un giorno tutto ciò dovesse avverarsi.

La Finanza dalla parte del piccolo investitore

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *