Buono Fruttifero Postale AA3 Prescritto: risparmiatrice vince causa contro Poste Italiane

Dopo essersi sentita dire da un impiegato Poste Italiane che il suo Buono Fruttifero Postale AA3 era prescritto prima del tempo, una giovane risparmiatrice ha deciso di rivolgersi a Confconsumatori per far valere la sua ragione. Contrariamente a quanto creduto da Poste Italiane, l’ABF ha ritenuto il suo buono non prescritto e ancora in corso di validità.

La vicenda della ragazza risale a luglio 2019, per un BFP acquistato nel 2002 da una parente e a lei cointestato per un importo di 500,00 euro e per cui, dopo la scadenza, non è stato considerato l’ordinario termine decennale prima dell’effettiva prescrizione. Cosa è avvenuto e perchè quel Buono Fruttifero Postale AA3 non era ancora prescritto?

Cosa sono i Buoni Fruttiferi Postali AA3?

Emessi da Poste Italiane e garantiti da Cassa Depositi e Prestiti, i BFP AA3 sono stati una serie di buoni ad alto rendimento risalenti ai primi anni 2000, disciplinati dal d.m. 19 dicembre 2000 del Ministro del Tesoro e dal d.m. 17 ottobre 2001 del Ministro di Economia e Finanze.

Con interessi lordi dal 3% al 4,5% del capitale sottoscritto in base agli anni di detenzione, gli AA3 erano buoni nominativi e cointestabili, seppur non cedibili e trasferibili solo tramite successione, Dalla scadenza a 7 anni erano riscuotibili al termine di tale periodo, quando divenivano infruttiferi, fino ad ulteriori 10 anni dalla loro decorrenza.

Con tagli da 500.000 lire fino al 31 dicembre 2001 e in seguito da 250,00 euro, l’importo massimo depositabile era di 1 milione di euro, con imposta al 12,5% come previsto dai d.l. 239/1996 e 461/1997.

Non avendo alcun timbro che specificasse interessi e durate, i buoni AA3 potevano essere sottoscritti con i moduli delle precedenti serie AF o CE che, anche se non più in vigore, presentavano rendimenti maggiori.

Prima dell’effettiva decorrenza decennale, in caso di rifiutata riscossione da parte di Poste successiva alla scadenza settennale, si può presentare ricorso all’ABF (Arbitro Bancario Finanziario) o procedere con decreto ingiuntivo presso autorità competente, ai sensi dell’ex art. 702bis c.p.c.. In ogni caso, non sarà più possibile riscuoterli passati 10 anni dopo la scadenza.

Buono Fruttifero Postale AA3 Prescritto: risparmiatrice vince causa contro Poste Italiane

Buono Fruttifero Postale AA3 prescritto e causa a Poste Italiane, cosa è successo?

La vicenda ha inizio il 10 gennaio 2002, quando una risparmiatrice ha acquistato un Buono Fruttifero Postale della serie AA3 dall’importo di 500,00 euro, come regalo per una nipote nata nel luglio 2001 e da riscuotere al compimento dei 18 anni.

Tuttavia, a luglio 2019, quando la ragazza cointestataria del buono ha compiuto il suo 18esimo anno d’età, si reca nell’ufficio postale con l’intenzione di riscuoterlo senza però riuscirci: un impiegato postale le comunica che non avrebbe potuto farlo, in quanto tale buono era prescritto a gennaio 2019.

In merito al suo Buono Fruttifero Postale AA3 prescritto, la giovane risparmiatrice ha inizialmente pensato ad un errore di Poste Italiane, è per questo che ha inoltrato un reclamo per interrompere la prescrizione tramite Confconsumatori, seguito però dal silenzio dell’ente postale.

Assieme alla medesima associazione si rivolge all’Arbitro Bancario Finanziario: secondo il d.m. 17 ottobre 2001 del Ministro di Economia e Finanze, la scadenza degli AA3 è a 7 anni con prescrizione al termine dei successivi 10: in questo caso, se il buono era stato emesso il 10 gennaio 2002 la sua scadenza sarebbe stata il 31 dicembre 2009, giorno esatto da cui decorreva il termine per poterlo riscuotere, con prescrizione il 31 dicembre 2019.

Quale è stato l’esito della causa dell’ABF contro Poste Italiane?

Sulla base del d.m. 17 ottobre 2001, l’Arbitro Bancario Finanziario del Collegio di Palermo ha accolto il ricorso della giovane, con l’accusa a Poste Italiane di mancato versamento dell’importo del BFP AA3 non ancora prescritto, disponendo il suo pagamento e il rimborso delle spese legali per la parte lesa.

La procedura si è svolta totalmente online grazie all’avvocato Maurizio Mariani e al presidente di Confconsumatori Sicilia Carmelo Calì, che hanno seguito la vicenda della neodiciottenne. Gli stessi avvocati hanno poi manifestato il loro plauso all’associazione, considerandola uno strumento agile ed economico per i piccoli risparmiatori che hanno problemi con Poste Italiane.

Casi simili passati, quando è possibile fare ricorso?

Quello della giovane risparmiatrice e il suo Buono Fruttifero Postale AA3 prescritto non è un caso isolato, in quanto Confconsumatori dichiara che dall’inizio del 2020 sono stati molti i clienti che si sono rivolti all’associazione e all’ABF.

In particolare, a fare ricorso sono stati principalmente piccoli risparmiatori che dal 13 giugno 1986 hanno acquistato BFP delle serie Q e P: secondo la decisione 6.142 dell’ABF del 3 aprile 2020, infatti, se il timbro dietro al buono postale al momento dell’emissione non indica i nuovi tassi d’interesse degli ultimi 10 anni, entro tale arco temporale al risparmiatore spettano tali interessi, maggiori rispetto a quelli prefissati dal d.m. 13 giugno 1986 del Ministro del Tesoro.

Altro caso simile è quello che nel luglio 2019 ha riguardato un piccolo risparmiatore, che il 15 settembre 2005 aveva acquistato 5.000 euro in Buoni Fruttiferi Postali con scadenza a 18 mesi: recandosi in ufficio postale per riscuotere i suoi buoni gli viene comunicato che questi ultimi, essendo prescritti, non aveva più diritto al rimborso.

Facendo ricorso a Federconsumatori e all’Arbitro Bancario Finanziario, il risparmiatore ha comunicato di non aver avuto alcuna informazione sull’effettiva durata dei buoni alla loro sottoscrizione: nonostante la dicitura 18A che indicava la serie a 18 mesi, al cliente non è stato fornito un foglio illustrativo che specificasse tale informazione. Quindi, in casi analoghi si può fare ricorso davanti a scarse informazioni contrattuali.

Come affrontare casi di Buoni Fruttiferi Postali prescritti?

Oltre a quello del Buono Fruttifero Postale AA3 prescritto della risparmiatrice neodiciottenne, sono tanti i casi di ricorso a Federconsumatori e all’ABF verso buoni postali considerati non rimborsabili. A conti fatti, le motivazioni principali che danno possibilità di farlo sono:

  • Informazioni poco comprensibili o non presenti
  • BFP con errori come quelli emessi tra 1 luglio 1986 e il 23 giugno 1997
  • Assenza di timbri

Purtroppo, ciò non è possibile in caso di buoni delle serie AA1, AA2 e AA3, per cui il ricorso in caso di mancato rimborso può essere effettuato solo se si rispettano le corrette tempistiche: l’AA3 è riscuotibile solamente a decorrere dalla sua scadenza, per ulteriori 10 anni in seguito.

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