Titoli Non Quotati: perché non conviene investire

Il mercato può spesso portare a investimenti altamente redditizi, ma può riservare anche amare sorprese. Tutto dipende dal prodotto scelto e dai tempi, ma non solo. Vi sono infatti degli investimenti che sono altamente sconsigliati, quelli sui titoli finanziari non quotati, ossia venduti agli investitori ma non scambiati sui mercati regolamentati.

Provenendo spesso dalle banche, rispetto a quelli quotati, che siano azioni o obbligazioni i titoli non quotati non potranno essere venduti se non vi sia un’offerta d’acquisto, e ciò renderà le contrattazioni molto più difficili. Le realtà non regolamentate sono molte e occorre saperle riconoscere, così da non cadere in investimenti ad alto rischio e dalle ingenti perdite.

Cosa sono i titoli non quotati e che differenze ci sono da quelli quotati?

Quando si parla di titoli finanziari non quotati si intendono partecipazioni in aziende con quotazione su mercati non regolamentati, presentando contrattazioni non istantanee come avviene invece nei titoli quotati. I prodotti non quotati più comuni sono quelli emessi dagli istituti di credito di piccole/medie dimensioni, venendo venduti ai clienti/investitori in forma di:

  • Azioni, con le quali si diventa soci della banca nella quantità dell’acquisto
  • Obbligazioni, con le quali il cliente offre prestiti alla banca in cambio di interessi periodici e rimborso totale del capitale investito

Se i titoli quotati, dopo essere stati venduti all’asta, vengono emessi sui listini borsistici da aziende nazionali/internazionali e disponibili per essere comprati e venduti a prezzi di mercato entro gli orari d’apertura, ciò non avviene con quelli non quotati: azioni e obbligazioni vendute dalla banca non vengono quotate sui mercati ma sono semplici contratti tra clienti e investitori, con scadenza dalla quale non sempre il venditore può uscire.

Infatti, fino alle date scadenze prefissate, a tempo indeterminato per le azioni in cambio di dividendi, non sarà possibile concludere i contratti eccetto che in 3 modi:

  • L’acquirente può richiedere la chiusura anticipata
  • La banca trova nuovi acquirenti a cui vendere lo stesso titolo
  • La banca ricompra il titolo

Tali modalità però difficilmente verranno adottate dall’istituto di credito, in quanto il denaro ricavato dalle vendite verrà impiegato per altre attività, come gestione di prestiti personali, servizi assicurativi o conti correnti.

Fondi comuni d’investimento, assicurativi, pensionistici, piani accumulo capitale, conti deposito o gestioni separate non sono invece considerati titoli non quotati: garantiti fino a 100.000 euro col Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, offrono strumenti d’investimento di varia tipologia provenienti da mercati regolamentati.

Titoli Non Quotati: perché non conviene investire

Che valore hanno i titoli non quotati?

Qualora si scelgano, c’è da ricordare che i prodotti d’investimento non quotati hanno un valore calcolato a totale discrezione della loro stessa banca, poiché non vi sono obblighi informativi né regolamentazione. Calcolato in funzione dei flussi di cassa attesi, esso è fortemente condizionato da:

  • Tassi d’interesse
  • Livello di rischio delle entrate future
  • Livello di solidità bancaria

Considerando ciò, un valore può essere completamente differente da quello segnalato dall’istituto, solitamente inferiore: le perdite non sarebbero in nessun modo visibili e il ricavato da tali investimenti potrà essere inferiore fino al 20% di quello segnalato o, nel caso di fallimento, pari a zero non disponendo di ulteriore liquidità.

Perchè molte banche presentano azioni non quotate?

La motivazione principale per la quale molti istituti di credito presentino titoli non quotati, azionari o obbligazionari che siano, è particolarmente semplice: fidelizzare il più possibile la loro clientela. In un mercato di libera concorrenza, difatti, può capitare molto spesso che in caso di profondi problemi strutturali o forte insoddisfazione un cliente possa rivolgersi ad altre banche per fruire dei medesimi servizi.

Davanti alla volontà del cliente di cambiare, queste banche gli offrono solitamente servizi aggiuntivi come polizze assicurative, piani accumulo capitale, ma anche obbligazioni o quote partecipative, così da farlo desistere dalla sua idea.

Come proteggersi in caso di investimenti in azioni non quotate?

Come precedentemente evidenziato, dopo aver sottoscritto un contratto uscire da un investimento su titoli non quotati può essere estremamente difficile a causa della sua natura. Soluzione per proteggersi può essere però un ricorso all’Arbitro per le Controversie Finanziarie. Figura disciplinata dal d.l. 130/2015 in attuazione della direttiva europea 2013/11/UE, può valutare le obiezioni di un acquirente su investimenti dall’esito sfavorevole, considerando:

  • Poca chiarezza del contratto e vizi di forma
  • Ipotetici errori d’interpretazione da parte dell’acquirente

Qualora l’ACF accolga il ricorso della clientela, la banca che ha emesso i prodotti non quotati dovrà obbligatoriamente rescindere il contratto col cliente e verrà condannata a risarcire l’intera cifra investita.

Banche con titoli non quotati, la situazione italiana

Specialmente tra le banche del territorio, che svolgono la loro attività principalmente su determinati contesti regionali/provinciali, in Italia sono presenti numerose realtà che offrono azioni e obbligazioni non quotate. Con modalità contrattuali molto simili tra loro, si possono ricordare:

  • Veneto Banca
  • Banca Popolare di Vicenza
  • Banca Popolare Valconca
  • Cassa Risparmio Cesena
  • Cassa Risparmio Rimini
  • Banca delle Marche

Oltre a non sottostare alla stretta vigilanza della Consob come avviene con ogni ente che presenti azioni quotate, tra 2017 e 2019 tutti questi istituti avevano un CET 1 Ratio inferiore all’8% (Veneto Banca è stata portata a liquidazione coatta amministrativa ai sensi del d.l. 99/2017), ma nonostante ciò hanno reso soci i loro clienti.

A conti fatti, quello su titoli non quotati è un investimento fortemente sconsigliato, indipendentemente da conoscenza ed esperienza di cui si dispone. L’unico punto di forza, quello dei valori superiori a quelli dei prodotti quotati, viene annullato dai numerosi punti di debolezza come:

  • Provenienza da banche piccole/medie dalla dubbia solidità
  • Diretta dipendenza alla stabilità della banca
  • Numeri solo apparenti e non corrispondenti a quelli segnalati
  • Nessuna possibilità di conclusione del contratto senza acquirenti

Soluzione a certe criticità può essere il ricorso all’Arbitro per le Controversie Finanziarie, altra alternativa può essere invece quella di evitare categoricamente questo genere di investimenti, preferendo prodotti più affidabili e trasparenti, che rendano da subito l’idea di guadagno o perdita. Sebbene il rischio zero negli investimenti non esista, è sempre consigliato studiare, informarsi e, se possibile, prevedere sviluppi futuri.

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